Parole Bipartisan

I neologismi della Seconda Repubblica
giovedì, 25 ottobre 2007

porcellum... dopo il mattarellum e il tatarellum

La fine del governo Prodi si avvicina e ovviamente si parla di legge elettorale. In molti vorrebbero la cancellazione dell’attuale meccanismo proporzionale con premio di maggioranza che tutti conoscono come porcellum, nomignolo coniato in contrapposizione al celebre Mattarellum. La definizione, coniata dal politologo Giovanni Sartori, designava la legge elettorale maggioritaria. Sartori “latinizza” il nome dell’ideatore del meccanismo Sergio Mattarella, esponente del Partito Popolare Italiano. Nel 1993 il Mattarellum sostituisce il sistema proporzionale per l’elezione dei membri della Camera dei Deputati, introducendo un sistema misto (maggioritario e proporzionale): «Salvo sorpresine finali, habemus Mattarellum; abbiamo, cioè, la legge elettorale per la Camera dei deputati escogitata dall’onorevole Mattarella. La riforma è ancora in corso di approvazione, ma sappiamo già che sarà un ibrido a due teste: un sistema di doppio voto che è uninominale a un turno per il settantacinque per cento e proporzionale (con voto di lista) per il restante venticinque per cento […] La riforma elettorale (se qualcuno lo ricorda; ma a Montecitorio sono stati in pochi) doveva produrre maggioranze stabili, aggregazioni alternative, e governabilità. Il Mattarellum andrà a produrre, è facile prevedere, tutto l’opposto e cioè l’impotenza» (G. Sartori, Corriere 19.06.93).

Il termine è usato soprattutto durante i periodi di discussione e i tentativi di sostituzione della legge elettorale. Sul modello sartoriano sono nate numerose coniazioni per indicare altre proposte di legge elettorali come il tatarellum di Pinuccio Tatarella. Ma nel corso di questi anni, porcellum a parte, la formula è stata usata anche in riferimento a leggi di fatto mai varate: il mastellum da Mastella, «[…] a cui potrebbe far seguito un mastellum che guarda all’indietro verso il regime di partiti e partitini» (M. Teodori, Messaggero 06.06.1995; in DSR); l’ironico spinellum, «Se l’on. Valdo Spini fosse stato relatore di una proposta di riforma istituzionale sarebbe stato un disastro: la riforma Spini sarebbe diventata... Spinellum». (Repubblica 23.01.97; dichiarazione di Luciano Violante); il fisichellum da Domenico Fisichella, «Mattarellum, Tatarellum, Fisichellum sono entrati ormai nel linguaggio delle riforme elettorali» (Corriere 11.04.97); il manzellum da Andrea Manzella dei Ds, ancora una volta lanciato da Giovanni Sartori «il politologo osserva come il «Manzellum non si propone di arrivare a governi in grado di governare; si propone, invece, di ingessare l’esistente in uno stato di ingovernabilità durevole» (Corriere 11.06.99) e il dalemum «Aspettando che il Parlamento partorisca la legge delle leggi elettorali, quella per l’elezione popolare del Presidente. Così, dopo il Matterellum e il Tatarellum, avremo finalmente anche il Dalemum» (S. Messina, Repubblica 25.05.98). Il sistema elettorale per le provinciali è ironicamente ribattezzato provincellum.

 

postato da gazzalala alle ore 22:52 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria:


lunedì, 22 ottobre 2007

Il cattomunismo... porta male!

L'espressione, orribile e impunita, non è certamente una nuova coniazione. Anzi è vecchia come è vecchia la politica italiana. Eppure, nonostante la nascita del moderno centrosinistra, dell'ulivo, dell'unione e addirittura del Partito Democratico, Silvio Berlusconi non perde tempo per spolverarla dai ricordi e sfoderarla.

"L’Unione tra i comunisti e la ex sinistra democrastiana ha perpetuato l’antico patto di spartizione del potere nato sotto l’ombrello ideologico del cattocomunismo, riproponendo vecchi vizi e vecchie logiche politiche, con un governo che assomma impotenza ed arroganza e che blocca, come una pesante zavorra, lo sviluppo del Paese".

postato da gazzalala alle ore 21:20 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


lunedì, 22 ottobre 2007

Bipartisan... l'importante è che il parlamento sia d'accordo

La prima attestazione di bipartisan rintracciata ci riporta indietro sino al 1984. L’allora ministro democristiano Beniamino Andreatta, in un’intervista di Maurizio Ricci, afferma: «“Un’alleanza che sia autonoma, ma che cerchi di impegnare anche l’opposizione. Solo se sarà chiaro a tutti che essa non ci sta, sarà tanto peggio per lei. Il bipolarismo domina la politica americana, ma una certa dose di politica bipartisan, nel confronto quotidiano fra democratici e repubblicani, appare anche oltreoceano una condizione necessaria alla realizzazione di politiche di ampio respiro”» (Repubblica 06.07.84).

Dopo alcune sporadiche apparizioni sui giornali bipartisan ritorna nel 1994, quando nel sistema italiano si affaccia una timida forma di bipolarismo sul modello anglosassone. Su Repubblica del 16 giugno in un articolo di Sabino Cassese, dal titolo «Come garantire autonomia alla Rai», si legge: «è un sistema di pesi e contrappesi tipico della prima repubblica, quando il governo era indicato dal Parlamento e questo era presieduto da “prudentes”, tenuti fuori della mischia politica e rappresentativi di un punto di vista “bipartisan” (uno dei due presidenti era, infatti, dell’opposizione)».

Bipartisan diviene di moda dal 2000. In questo caso è Giuliano Amato, premier in carica, a rilanciarne l’uso in merito al voto sulla conferenza di Nizza per l’approvazione della Carta dei Diritti Fondamentali, primo passo verso la Costituzione Europea: «L’Italia l’affronta con l’unico governo che può rappresentare il Paese alle prossime conferenze internazionali di Biarritz e Nizza. Spero ancora, visti gli interessi in gioco, che in questa occasione avremo un appoggio bipartisan, cioè anche da parte dell’opposizione» (M. Gaggi, Corriere 02.10.00). Il giorno seguente in un’altra intervista allo stesso premier su Repubblica, Paolo Galimberti chiede: «Le pare realisticamente possibile che, in questo clima di campagna elettorale anticipata, il Parlamento italiano esprima un consenso bipartisan su quello che il governo intende fare nei due prossimi vertici europei? “Ripeto, lo ritengo possibile. Se non accade è una pessima cosa e farò di tutto per evitarla”» (Repubblica 03.10.00). Pochi giorni dopo sul Corriere Andrea Bonanni scrive: «In Italia, avverte il Presidente della Repubblica, la volontà di accelerare il processo d’integrazione “è sorretta da un autentico sentimento popolare che già più volte si è manifestato nel Parlamento con ampia concordanza di voto sui temi fondamentali della politica europea e della sicurezza”. Un modo per ricordare che su questi temi, Europa e sicurezza, la linea politica italiana ha un sostegno bipartisan, condiviso da maggioranza e opposizione, di cui – non a caso – si fa interprete il Quirinale» (05.10.00). Gli appelli di Amato e Ciampi fanno breccia. La parola entra stabilmente nel lessico dei giornalisti e dei politici.
Utilizzato soprattutto per richiedere una maggiore compattezza del parlamento, bipartisan è usato anche in questioni internazionali o per indicare l’adesione ad un progetto che includa personalità di cultura, tradizione e ideologia diverse: «Trovo profondamente sbagliato che per raggiungere questo obiettivo si scelga la strada come quella indicata dal manifesto della Giornata per Israele, organizzata dal Foglio di Giuliano Ferrara, su un testo siglato da un gruppo di firme bipartisan» (E. Mauro, Repubblica 13.04.02).
Bipartisan trova spesso un uso ironico e fuori dal contesto strettamente politico: «Dopo La guerra è finita, la miniserie bipartisan su partigiani e repubblichini di Salò, proposta da RaiUno l’anno scorso, Rizzoli torna così a raccontare l’Italia dilaniata dell’ultima fase della Seconda guerra mondiale» (Repubblica 22.08.03); «Quando torno mi faccio l’aria condizionata. Tormentone bipartisan. Tutti sperano che funzioni come la sigaretta accesa per far arrivare l’autobus; che così l’anno prossimo farà fresco. Sperano, ma intanto si torna, e per il fresco chissà» (M. L. Rodotà, Stampa 25.08.03).
Di tanto in tanto si ricorre anche alla variante grafica bipartizan: «“La possibilità di riaprire i giochi – aggiunge ancora Adolfo Urso – è condizionata ad un ampio accordo bipartizan”» (G. Mola, Repubblica 30.09.03).

Sono attestate anche le forme bipartigiano e lo pseudoanglicismo monopartisan. Quest’ultima forma, che applica il prefisso mono- al termine *partisan, rafforza il significato già esistente, ‘di parte’, creando una più netta contrapposizione, anche scherzosa, al termine bipartisan.

Abbiamo sporadicamente rintracciato anche multipartisan e tripartisan e l’ironica quadripartisan: «Onorevole Bersani, i Ds a Napoli saranno in piazza contro il vertice Nato o condivideranno le scelte di politica estera del governo in una logica bipartisan? “Sulle questioni internazionali penso che l’atteggiamento debba essere multipartisan”» (G. Fregonara, Corriere 08.08.01); «L’Italia, anche con spettacolari voti “bipartisan”, si è pronunciata sostanzialmente in questa direzione. Ma non pare bipartisan (o tripartisan) il suo governo, come si è visto appunto sul tema del mandato di cattura e della giustizia penale europea. E speriamo che il caso si risolva prima del vertice di Laeken, senza arrivare a paralizzarlo» (A. Rizzo, Stampa 10.12.01); «Simona Ventura tripartisan: alla sua festa di compleanno organizzata al Casablanca di Milano la table d’honneur parlava per lei» (www.dagospia.com); «In particolare nel campo del mercato del lavoro, che in Italia è tra i più ingessati e perciò ingiusti d’Europa, l’urgenza della riforma giustifica vieppiù questa libertà intellettuale, bipartisan, tripartisan o quadripartisan che sia» (Riformista 20.03.03).
Una curiosità sulla pronuncia. In inglese il prefisso bi- si pronuncia /bai/; tutti i termini, dunque, dovrebbero essere correttamente pronunciati con /bai/ e non, come spesso avviene, con /bi/. Dunque baipartisan e non bipartisan? Impossibile ricavare questo dato dai giornali sui quali abbiamo basato questa ricerca. I dizionari possono, in questo caso, essere determinanti: GRADIT legittima la pronuncia italianizzata, SC e ZING 2004 offrono solo la corretta dizione inglese. Ma basta ascoltare un qualsiasi telegiornale per comprendere come la pronuncia più diffusa sia quella italianizzata. GIOVANARDI-GUALDO 2003 propongono la traduzione di bipartisan con ‘bipolare’.

postato da gazzalala alle ore 00:52 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


domenica, 21 ottobre 2007

Ribaltone... meglio cambiare che stare fermi!

Ribaltone è certamente attestato al 1872 con unanime datazione dal Tommaseo-Bellini (‘Movimento o colpo delle persona che è ribaltata. Fig. La condizione sociale e economica, come di mercante o di re, rovesciato o che si rovescia’) e dal GDLI (1. Scossone, sobbalzo improvviso e violento in grado, anche, di provocare il rovesciamento o il capovolgimento di un veicolo. 2. Fig. Improvviso e radicale dissesto economico mutamento politico o sociale causato da una situazione di squilibrio, di disordine, di instabilità. Con valore attenuato: mutamento imprevisto di una situazione politica e economica). Il suo uso, di solito limitato al settore economico e raramente a quello politico, ha avuto una vera e propria rinascita a partire dal 1994 (la nuova accezione è ricondotta da GRADIT proprio a quest’anno) con interessanti ripercussioni sulla lingua comune.
A dicembre il primo governo Berlusconi, a seguito delle polemiche e delle incomprensioni politiche della Lega Nord, cade: «Cosa farà il Ccd? “Noi vogliamo trovare una soluzione che si faccia carico del risultato elettorale del 27 marzo, se è possibile riequilibrando al centro il governo di centrodestra. Non ci sono alternative salvo un ribaltone che porterebbe il paese allo scontro”» (Repubblica 15.12.94; intervista a Pierferdinando Casini). Berlusconi, rassegnando le dimissioni nelle mani di Scalfaro prima di Natale, apre la crisi di governo che spera di chiudere con nuove elezioni: «Quindi patto di ferro: Forza Italia, An, Ccd e riformatori non appoggeranno nessun’altra maggioranza che non sia quella attuale. “Vogliono tentare altre strade? Facciano. Sarà chiaro agli italiani che si tratta comunque di un ribaltone, perché il governo si reggerà sui partiti della sinistra e sul Ppi, cioè quelli che hanno perso le elezioni”». (V. Testa, Repubblica 23.12.94; intervista a Berlusconi).
La decisione del Capo dello Stato suscita invece le polemiche del centrodestra. L’ex ministro Dini diviene Presidente del Consiglio di un governo tecnico con l’appoggio degli sconfitti. Un affronto istituzionale mal digerito dal polo che grida allo scandalo e parla di golpe bianco. Nel corso del 1995 l’illegittimità del governo è ribadita con veemenza. Il governo Dini traghetta il paese verso le nuove elezioni anticipate. La crisi e la successiva caduta del governo Prodi conducono ad un uso massiccio del termine anche perché il nuovo governo, guidato da D’Alema, ottiene la fiducia grazie al passaggio di un cospicuo numero di parlamentari (capeggiati dall’ex ministro Clemente Mastella) eletti nel centrodestra che fondano l’Udr e provocano crisi e ribaltoni anche in alcuni consigli regionali.

LEI (‘atto di capovolgersi’ sotto la voce ballitare) ci dà un’informazione molto interessante: «Il significato politico, nell’ulteriore specializzazione di ‘cataclisma del novembre 1918, determinato dalla fuga degli eserciti austro-ungarici; caduta del Fascismo e istituzione del regime democratico dopo la seconda guerra mondiale’ entra nei vari dialetti settentrionali» (4, 885, 6 segg.). Nel corso del ’900 è dunque la terza volta che ribaltone è usato per descrivere una precisa situazione politica, scatenata da eventi cruenti (la guerra) o istituzionali (il cambio di regime democratico e, nel caso più vicino, delle leggi elettorali).

Il termine è largamente utilizzato nel linguaggio sportivo come sinonimo di cambiamento radicale di schieramento o della guida di una squadra, oppure di capovolgimento del risultato, della classifica o dell’azione.

postato da gazzalala alle ore 23:48 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


domenica, 21 ottobre 2007

Ticket... two is meglio che one!

L’anglicismo ticket è usato da tempo nella lingua italiana. Il primo significato, attestato dal 1895, è quello di ‘biglietto; spec., nelle corse ippiche, tagliando con gli estremi della scommessa consegnato al giocatore dal totalizzatore’ (DM). Ticket passa poi ad indicare ‘quota a carico degli assistiti del servizio sanitario nazionale o di enti mutualistici per l’acquisto di medicinali e per alcune prestazioni mediche’ (DM). Nel corso degli ultimi anni è usato, anche sui giornali italiani, per indicare la coppia candidata alla presidenza nelle elezioni statunitensi: «John Kennedy gli strappò il seggio al Senato nel ’52, ed otto anni più tardi lo sconfisse nella campagna per la Casa Bianca, in cui Cabot Lodge compariva come candidato alla vice-presidenza a fianco di Richard Nixon (il ticket repubblicano perse di sole 113.000 preferenze su 68 milioni di voti)» (E. Franceschini, Repubblica 01.03.85).
Dal 1996 con il primo ticket eletto, quello Prodi-Veltroni, il termine inizia ad essere sempre più sfruttato anche in riferimento alla politica italiana: «Può e deve stare a pieno titolo, come un ruolo di protagonista, in un ticket di governo capace di vincere le elezioni» (Foglio 10.02.00); «La dimostrazione di un accordo già bell’e fatto? “L’innaturale ticket Veltroni-D’Alema che sarà votato all’inizio”. Il riferimento è al cerimoniale del congresso, che prevede l’elezione di segretario e presidente del partito ad apertura dei lavori, dopo la relazione di Veltroni, fra giovedì e venerdì» (U. Rosso, Repubblica 07.01.00; dichiarazione di Cossiga).
Le primarie del Partito Democratico hanno rilanciato il termine anche grazie alla netta vittoria del ticket composto da Valter Weltroni e Dario Franceschini.
postato da gazzalala alle ore 23:42 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


sabato, 13 gennaio 2007

Tsunami... la nuova moda che viende dall'Oriente!

Attestato in italiano da lungo tempo nel significato di "enorme ondata solitaria, prodotta da terremoti sottomarini e dai conseguenti maremoti" (De Mauro), dopo la tragedia che ha colpito il sud est asiatico il 26 dicembre 2004 e che ha provocato centinaia di migliaia di vittime, tsunami è entrato nell’uso corrente affiancando e, in molti casi, sostituendo il significato "allargato e simbolico" di terremoto o tempesta. Il passaggio di senso è abbastanza rapido. «Mettersi adesso con il centrosinistra mi sembrerebbe un passo indietro di natura epocale, uno tsunami» sottolineava la show girl Platinette in una intervista al Corriere (7.02.2005) inoltre «Il sasso che Pannella ha gettato nello stagno dell'Unione minaccia di provocare uno tsunami. L'approdo dei radicali nel centrosinistra mette i brividi ai cattolici» (M. Nese, Corriere 28.09.2005). Numerose poi le variazioni sul tema: «Quello tsunami giudiziario è riuscito persino a scuotere le coscienze di un popolo dai principi labili come il nostro: Gregoraci, Monsè & Co hanno catalizzato lo sdegno di un'intera nazione, in un coro da linciaggio medievale. (G.M. Aliberti Gerbotto, Espresso 30.09.2006), tsunami televisivo, tsunami morale, tsunami giudiziario, tsunami politico e addirittura un poco oxfordiano tsunami intestinale.
postato da gazzalala alle ore 00:04 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


venerdì, 12 gennaio 2007

I nanopartiti di Sartori

Le ipotesi di riforma elettorale non convincono

Il referendum male minore

di Giovanni Sartori 

In questo momento il tormentone che più ci tormenta è la riforma del sistema elettorale. Non è la sola riforma che dovremmo fare; ma le altre sono dormienti. Su questa riforma incombe invece la minaccia di un referendum, e quindi il «nulla fare», la risorsa del dormire, non funziona. In questo caso, se il Parlamento non si vuole lasciare spodestare (e di fatto non lo vuole), allora è costretto a fare. Ma, al solito, con idee discordi, stupidotte e anche pretestuose. Comincio dalle idee dei piccoli, dei «nanopartiti».

Cito per tutti (Verdi, Rosa nel pugno, Comunisti italiani, Italia dei valori) Mastella, leader dell’Udeur: «Sento puzza di accordi sottobanco», e «per non finire in mezzo alla burrasca degli imbrogli e degli inciuci dei partiti maggiori» occorre trovare un accordo tra di noi, al nostro interno, altrimenti «tutti liberi fino a mettere in discussione il governo». [...] (Corriere della sera 06.01.2007)

 


postato da gazzalala alle ore 22:46 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


Chi sono

Utente: gazzalala
Nome: Pierpaolo Lala


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Archivio

oggi
--- 2007 ---

Categorie

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte